Siamo per mano, ricordalo.
Evoluzione - ritorno alla fonte

Più che di evoluzione possiamo considerare il nostro viaggio in questo universo come espansione.
Contrazione ed espansione si rivelano a coloro che scelgono la via spirituale, come sofferenza e libertà.
La contrazione dell’energia vitale crea una chiusura alla fonte della vita che genera una idea di chi siamo separato dall’esistenza. Durante il periodo di contrazione sviluppiamo forme di paura, rabbia, odio e controllo.
L’evoluzione non è altro che l’espansione e la liberazione di tutti i condizionamenti e paure che la contrazione ha prodotto.
La via spirituale è un percorso che accompagna l’individuo verso questa espansione. Questo processo non si può né fare, né accompagnare; possiamo semplicemente accogliere e facilitare.
Arriva per tutti quel momento nel quale si prova la sensazione di sentirsi stretti e contratti. Ci sentiamo quasi soffocare dentro confini che vorremmo espandere, percepiamo che dentro di noi c’è molto di più; che siamo molto di più di quello che crediamo di essere.
Questo è l’inizio di un percorso.
Cominciamo a guardarci in torno, una frase, un libro, gli occhi di un maestro...
Qualcosa innesca dentro di noi una scintilla rimasta sopita da molto tempo. È del tutto normale cominciare con la diffidenza e lo scetticismo; sono categorie appartenenti all’ego che abbiamo strutturato e al quale ci siamo identificati.
Scollarci da quella situazione richiede tempo e amorevolezza.
Camminando scopriamo che non si tratta propriamente di “fare un percorso”.
Quello che accade è un mistero che possiamo descrivere come un processo attuativo dentro di noi che non riusciamo a spiegare. Prendiamo una direzione che sentiamo vera e siamo disposti a tutto pur di mantenerla.
Come l’acqua che rompe una diga di contenimento per tornare a fluire libera nell’oceano. Inizialmente non si sa dove si va e cosa si troverà davvero, tuttavia, ci sembra più reale e solida questa che inizialmente è solo una “sensazione”, della vita che abbiamo fino a quel momento vissuto.
È necessario inoltrarci nell’avventura per veder aprire le porte dinnanzi ai nostri passi.
Il cammino si apre camminando.
Si dischiude la nostra attenzione verso nuovi orizzonti, tentiamo percorsi, incontriamo maestri e procediamo come possiamo fino a quando sentiamo di essere entrati nel giusto sentiero.
Vivere all’interno di una diga può dare l’illusione di essere protetti bensì tutti noi sappiamo nel profondo che ci stiamo prendendo in giro. Dopo anni di convivenza con false personalità e luoghi comuni, il peso della falsa idea di noi diventa insopportabile. Soltanto allora abbiamo sufficientemente spinta per uscirne fuori.
In quella gabbia di cemento soffriamo e consumiamo molta energia per far finta di nulla. Dentro quella diga c’è un sistema di sopravvivenza che non riflette per nulla quello originale. Si crea una sorta di auto sistema tenuto in vita da tutti noi e impariamo ben presto l'abitudine di chiuderci all'esistenza.
A “ritirare l’energia”.
I traumi possono essere risolti. La diga può essere abbattuta.
Come? Smettendo di tenerla in piedi.
Un sistema cade quando le persone che lo animano scelgono di disobbedire. Il valore autentico della disobbedienza è questo. Smettere di seguire le abitudini del falso senso di identità che illuminiamo grazie ad un percorso di attenzione vigile e consapevole.
La via spirituale è la mano che la consapevolezza porge a tutti noi verso l’espansione. Verso la verità di chi siamo.
La persona evoluta non è altro che un essere che ha “liberato energia armoniosa” prima contratta e rigida. Congelata.
Per questo molti maestri parlano di resa. La resa è il processo attraverso il quale permettiamo la trasformazione interiore. Tramite la resa, la diga si apre.
In principio troviamo difficile attuare questo processo trasformativo perché abbiamo sviluppato l’abitudine contraria alla resa che è quella di "indurire" l’energia vitale come per proteggerci.
Attuiamo in ogni momento questa difesa.
La via spirituale ci abitua alla fiducia e quindi al sentire.
Sentire significa permettere a noi stessi di essere liberi e lo possiamo fare solamente grazie alla fiducia. Sentire lo spazio interiore e permettere alla sofferenza che vediamo emergere di essere così come è. Lasciarla manifestare dentro di noi come forma, non come azione esterna.
Normalmente siamo abituati a trasformare quella sensazione in azione di difesa esterna invece di trasformarla in energia libera.
Sono due modi di “fare” diversi.
Il primo è quello dello stato di coscienza di questa epoca. Uno stato di coscienza pilotato dall’ego quindi tenuto in piedi dalla sofferenza.
Il secondo è quello originale nel quale ognuno di noi è strumento della vita divina. Lo stato di nuova consapevolezza che siamo chiamati ad essere. È uno stato di vera gloria, felicità e indipendenza.
Chiudendo lo spazio interiore nessuno può entrare ma noi non possiamo neanche uscire; diventiamo irrequieti e instabili. Non appena una forma di sofferenza emerge in noi cominciamo ad assumere i soliti comportamenti che spesso causano separazione e dolore con coloro che amiamo ma anche con noi stessi come nel caso delle dipendenze.
Piuttosto di trasformare quella sensazione in azione la possiamo trasformare in non-azione.
Che significa permettere a quella forma interiore di essere e di vibrare dentro di noi.
Usiamo il mondo esterno per questa pratica.
Non serve evocare o immaginare nulla.
Quando siamo vigili e consapevoli nel quotidiano possiamo osservare dentro di noi un vulcano di emozioni, pensieri, sofferenze e paure.
Cominciamo, con amorevolezza, nello stare presenti e permettere che queste sensazioni rivelino il loro volto originale.
Questa è la via spirituale.
Nessuna pratica complicata. In genere le pratiche complicate e costose sono frutto di questo stato di coscienza che si concludono in illusioni e psicosi alternanti. La spiritualità moderna è piena di questi esempi.
Le pratiche più semplici sono quelle più efficaci. Semplice non significa, però, facile da mettere in pratica.
Per una cultura caotica la semplicità è qualcosa di estraneo e difficile da vivere.
È incredibile quanto possa essere “difficile” tornare ad essere NATURALI. Essere felici e sereni è il nostro stato naturale. Essere nevrotici e bisognosi di riconoscimento, richiede molta energia e molta fatica da parte nostra ma è diventata una abitudine. Accade, durante le prime liberazioni, che molte persone sentono dentro di loro la mancanza del caos interiore! L’ho visto e vissuto personalmente.
“Chi sono io se non soffro ancora un pochino?!”
La via spirituale si può tradurre anche nella via del non attaccamento. Passo dopo passo, purifichiamo dal nostro essere tutti gli attaccamenti.
L’evoluzione non esiste e non è mai esistita!
Non c’è nessuno che involve ed evolve, semmai viviamo l’esperienza di attaccamento alla contrazione per ritornare poi allo stato naturale che chiamiamo espansione per il semplice motivo di aver vissuto (aver apparentemente vissuto) la chiusura; per aver sperimentato seppur illusoriamente, l’opposto.
Ci svegliamo da un sogno.
Questo risveglio ci offre il grande dono della vita.
Dell'auto riconoscimento del divino in noi.
E' come un parto che accade nel cuore di Dio. il dono più bello che possiamo ricevere.
Quando la chiamata del divino giunge dentro di noi non importa quale che sia la risposta da parte nostra. Diverrà impossibile rinunciare. È come avere una sete implacabile e intraprendere un viaggio da quello che ci accorgiamo essere un deserto, verso una fonte fresca e infinita.
Senza quella sete non è possibile attraversare un deserto.
Arriverà l’istante in cui ti sarà richiesto di lottare. Consiglio di farlo con l’audacia nel cuore. Attraverso la resa. Perché in altro modo, sarà uno sforzo inutile.
